Un articolo de Il Foglio si Scaglia Contro gli Alimenti Bio e Noi Rispondiamo

Un articolo de Il Foglio si Scaglia Contro gli Alimenti Bio e Noi Rispondiamo

Un articolo del Foglio si scaglia contro gli alimenti biologici. Vi propongo l’articolo e la mia risposta alle istanze proposte nel pezzo.

Il cibo biologico non aiuta il mondo (il Foglio del 22 agosto 2016)

Lomborg smentisce i benefici per la salute del mangiare bio:

«Il cibo nei nostri supermercati sta cambiando. Le maggiori corporazioni dell’ alimentare stanno investendo sempre di più in prodotti biologici. (…) Il cibo biologico è divenuto il prodotto dalla crescita più rapida nel settore alimentare degli Stati Uniti.

Così scriveva ieri su Usa Today l’economista e “ambientalista scettico” Bjørn Lomborg. “Comprare prodotti biologici ci dà l’impressione di stare aiutando noi stessi e il pianeta. La verità però è diversa: non ci sono benefici per la salute derivanti dal cibo biologico. E, molto probabilmente, è peggio per l’ ambiente”. Per sfatare il mito della cosiddetta “aureola salutista”, Lomborg fa riferimento a dati inequivocabili.

Nel 2012 il Center for Health Policy dell’ Università di Stanford ha prodotto la comparazione più ampia degli ultimi quattro decenni tra cibi normali e biologici. Si aspettavano di scoprire che i cibi biologici fossero superiori da un punto di vista nutrizionale. I risultati hanno rivelato una realtà diversa: ‘Nonostante la diffusa percezione che il cibo biologico sia migliore delle alternative tradizionali, non abbiamo trovato evidenza sufficiente a suffragare questa idea’”. Non solo. Nel suo lungo articolo Lomborg dimostra come sia fallace sostenere che i prodotti biologici facciano bene all’ ambiente. Sebbene riconosca che, a parità di superficie, “le coltivazioni biologiche richiedano (…) meno energia, creino meno gas serra e azoto”, ricorda che per ottenere lo stesso prodotto necessitino di molto più spazio. “Un importante studio europeo ha scoperto che produrre latte biologicamente richiede il 59 per cento in più di spazio. Per produrre carne, ne serve l’ 82 per cento in più e per le coltivazioni ne serve oltre il 200 per cento in più. (…)

Se la produzione agricola degli Stati Uniti fosse interamente biologica, significherebbe che una superficie più estesa della California andrebbe convertita in terreno agricolo. Per di più i cibi biologici sono anche responsabili di vari effetti nocivi sull’ ambiente: circa il 10 per cento in più di diossido di azoto, ammoniaca, agenti acidi, e quasi il 50 per cento in più di azoto rilasciati nell’ atmosfera”. Lomborg sfata anche il mito dell’assenza di pesticidi nelle coltivazioni biologiche, visto che fanno uso di: “solfato di rame, che l’ università di Cornell definisce essere ‘altamente tossico per i pesci’, o piretrina, che è ‘estremamente tossica per i pesci’ e ‘altamente tossica per le api'”. I pesticidi chimici, spiega Lomborg, “negli Stati Uniti d’ America potrebbero causare circa venti morti aggiuntive per cancro ogni anno”.

Rendere biologica tutta l’agricoltura statunitense avrebbe anche altre conseguenze: “200 miliardi di dollari aggiuntivi all’anno di costi. Alcuni studi hanno dimostrato che quando un paese si impoverisce di 15 milioni di dollari, questo provoca statisticamente una morte in più: il costo di convertirsi interamente alle coltivazioni biologiche ucciderebbe 13.000 persone all’ anno. Al di fuori degli Stati Uniti, le coltivazioni biologiche danneggerebbero le persone più povere della Terra, che hanno bisogno di cibo a buon mercato, cioè prodotto in maniera più efficiente”.

Lomborg conclude lapidario: “Il cibo biologico non è meglio per la salute, è peggiore per il benessere del pianeta e terribile per i più poveri al mondo. Essenzialmente lo consumano le persone più ricche del mondo, che spendono soldi sostenendo pratiche agricole meno efficienti, per sentirsi meglio con se stessi. Una etichetta di cibo biologico dovrebbe provocare del sano scetticismo.»

Questo articolo vuole rappresentare un futuro catastrofico, qualora l’agricoltura mondiale virasse al biologico.

Esiste una politica alimentare che, come qualsiasi altra politica, mette in questione la nostra libertà. Ancora (ogni tanto) ci ricordiamo che non siamo liberi se le nostre menti e parole sono controllate da qualcun altro. Ma abbiamo omesso di capire che non possiamo essere liberi se il nostro cibo e le sue risorse sono controllate da qualcun altro.

La condizione del consumatore passivo di alimenti non è una condizione democratica. Una delle ragioni per mangiare responsabilmente è di vivere liberi.

Mangiamo velocemente e anche distrattamente. Siamo sicuri che le fasce più deboli della popolazione traggono vantaggi dal mangiare il migliardesimo hamburger in qualche fast food?

Nell’articolo si afferma che il cibo biologico non è di qualità superiore rispetto a quello prodotto con metodi convenzionali. A volte può anche essere. Ma è finita l’epoca in cui biologico è sinonimo di prodotti piccoli e scadenti.

Pensiamo solo al problema delle resistenza agli antibiotici dovuto all’uso sconsiderato negli allevamenti ma anche a quello delle resistenze ai farmaci per la cura delle infezioni fungine dovuto all’utilizzo continuo sulle coltivazione di anticrittogamici.

Nell’articolo si afferma anche che negli allevamenti bio si assiste a un aumento dei parassiti negli animali.

In un sistema agro-ecologico sano (come quello della nostra azienda) gli animali godono di ampi spazi per pascolare correttamente i terreni e non abbiamo notato alcun incremento dei parassiti, né esterni né interni.

Un ambiente sano, areato, pulito, una lettiera permanente e controlli regolari ci hanno permesso di eliminare quasi del tutto i parassiti esterni . Spesso abbiamo notato che gli animali al pascolo convivono con colonie di aironi che li tengono perfettamente liberi da pulci e altri insetti.

Per quanto riguarda i parassiti interni l’erba, il movimento, i fieni di qualità a fibra lunga mantengono attivi e in buona salute gli stomaci dei bovini e anche in moderata presenza di parassiti non riscontriamo riduzioni nella crescita. Quando chiudiamo gli animali in stalla dopo lo svezzamento diamo loro prodotti vegetali invece della inquinanti Ivermectina. Inoltre con un alimentazione adatta ai bovini e uno scarso utilizzo di cereali non abbiamo bisogno di protocolli antibiotici per far continuare a crescere bovini con il rumine malato.

Il New York Times dedica un articolo alla pratica del sovescio, una delle tecniche agricole virtuose dell’agricoltura biologica (Cover Crops, a Farming Revolution With Deep Roots in the Past di  Stephanie Strom feb. 6, 2016).In Indiana e in Illinois alcuni grossi agricoltori si sono accorti del degrado che stavano subendo i loro terreni  in seguito alle monoculture e alle pratiche agricole dell’agroindustria. Hanno provato a seminare direttamente dopo il raccolto un sovescio ricco di specie diverse.

Già dal primo anno hanno potuto vedere miglioramenti nel terreno e nelle rese. Con il tempo si sono accorti che il loro granoturco resisteva meglio alla siccità e che risparmiavano sui concimi. Ditte sementiere si sono messe a produrre miscugli per i sovesci e ora il dipartimento dell’agricoltura americano, università e fondazioni private hanno fatto partire ricerche su questo metodo “antico”.

Le affermazioni presenti in questo articolo riguardo alle rese mi sembrano abbastanza pretestuose. Gli agricoltori che producono utilizzando tecniche agro-ecologiche oppure biodinamiche hanno rendimenti piuttosto interessanti.

Negli anni l’utilizzo di pratiche virtuose sta lentamente riformando lo strato di humus nei terreni che ritornano ad essere fertili. Non possiamo dire di avere produzioni enormi ma sicuramente assai più soddisfacente rispetto ai tempi iniziali.

Si consumano meno concimi, meno sostanze chimiche, meno medicinali. Non si inquina e non ci sono costi a carico della comunità.

E’ stato calcolato che oggi sprechiamo il 40% del cibo prodotto ,dal campo al consumatore. Forse se lavorassimo su questo problema non avremmo bisogno di coltivare più terre e potremmo anche ridurre le emissioni di CO2 necessarie per lo smaltimento dei rifiuti che derivano dalle derrate alimentari che si buttano.

Utilizzando buone pratiche di agricoltura biologica, biodinamica o agro-ecologica si potrebbero utilizzare scarse quantità di sostanze chimiche dannose per l’uomo e per gli animali.

Molte sostanze chimiche utilizzate nel passato sono state messe al bando perché tossiche. Si ammette che circa un 20% dei tumori è dovuto ai residui chimici nei cibi. Si afferma che il costo negli Usa per trasformare l’agricoltura del paese in biologica potrebbe arrivare a 200 bilioni di dollari e che questi soldi potrebbero essere spesi in pensioni, ospedali e scuole, infrastrutture e cure mediche.

Quindi peccato per il 20% che continuerà ad ammalarsi!

Lo spreco del cibo è in realtà una vera tassa ambientale. Produrre cibo che nessuno mangia, siano salsicce, fritelle o salubri ortaggi, significa dilapidare acqua, concimi, pesticidi, semi, carburante e terra necessaria alla produzione. E le quantità sono importanti. In un pianeta con risorse limitate e che si trova di fronte alla possibilità di raggiungere i 20 miliardi di abitanti entro il 2050 è una forma di irresponsabilità spericolata . Nel suo libro” Sprechi: svelare lo scandalo globale del cibo inutilizzato” Tristam Stuart definisce questo sistema osceno.

Sono disperatamente necessari sistemi agricoli che siano altamente produttivi e che minimizzino l’impatto sull’ambiente.

Durante gli ultimi 10 anni si è molto dibattuto su come l’agricoltura biologica possa contribuire alla produzione di cibo in un mondo con una popolazione in crescita . In uno studio pubblicato sulla Royal Society Publishing: “Diversification practices reduce organic to conventional yeld gap“, di Lauren C. Ponisio, Leithen K. M’Gonigle, Kevi C. Mace, Jenny Palomino, Perry de Valpine, Claire Kremen, si è cercato di comprendere meglio il problema alla luce di una ricerca fatta con una gran quantità di dati  raccolti su larga scala nell’ultima decade. È stato provato che le rese del biologico sono solo del 19,2% inferiori a quelle dell’agricoltura convenzionale. Una percentuale assai inferiore rispetto a quella dei dati precedenti. Le pratiche che introducono la biodiversità nella gestione agricola, come le rotazioni colturali e le coltivazioni promiscue, riducono le differenze produttive ulteriormente: rispettivamente 9% e 8%.

Questi risultati promettenti si basano su una robusta analisi di una grande quantità di dati su larga scala e suggeriscono che servono investimenti appropriati e ragionati nell’agro-ecologia per migliorare la gestione e i risultati dell’agricoltura biologica. Mettere a punto dei metodi agro-ecologi nelle aziende agricole potrebbe contribuire a ridurre completamente il gap esistente fra i due sistemi.

Se si cominciasse a lavorare in questo senso nelle università, con l’aiuto di fondi statali per finanziare la ricerca, si potrebbero a breve raggiungere risultati strabilianti. Il processo di ripristino della fertilità dei suoli sarà graduale ma ricco di benefici. Quindi esistono anche dati scientifici nettamente a favore dello sviluppo di un sistema agro-ecologico evoluto.

Pensiamo ai soldi che vengono spesi per sistemare i danni ambientali provocati dall’erosioni, dall’inquinamento dei terreni e delle falde acquifere, dalla perdita di biodiversità: le zone senza vita degli oceani, l’eutrophizzazione, gli effetti dei pesticidi sugli uomini e sulla fauna selvatica, l’emissione di gas serra e i danni idrogeologici.

Il sistema agricolo convenzionale, così produttivo (ma lo è veramente?) causa infatti problemi ambientali che producono costi che ricadono sulla comunità.

L’attuale sistema produttivo produce surplus di cibo su scala globale ma un miliardo di persone soffre ancora la fame.

Per mantenere la capacità del nostro pianeta di produrre cibo  è imperativo che si adottino il prima possibile pratiche culturali sostenibili e capaci di recuperare la fertilità dei terreni.

Per ottenere una vera sostenibilità ambientale dovremo coltivare i cibi in maniera tale da proteggere, usare e rigenerare i mezzi dell’ecosistema.

Le ricerca che abbiamo citato è importante perchè proprio grazie alla verifica dei dati produttivi che mostrano differenze sempre minori si potrà avere un interesse a incentivare una vera agro-ecologia.

L’agro-ecologia, l’ecologia intensiva, la biodinamica, la permacultura, la diversificazione delle colture e i sistemi per rigenerare i terreni usano tecniche che specificatamente incoraggiano le interazioni ecologiche che generano la fertilità dei suoli, il riciclo dei nutrienti e la loro ritenzione nel terreno, la conservazione delle risorse idriche, il controllo degli insetti e dei patogeni, l’impollinazione naturale.

Il sistema più praticato oggi è l’agricoltura biologica in alternativa a quella convenzionale. Ma c’è però da dire che l’agricoltura biologica oggi purtroppo non segue tutte le pratiche di un’agricoltura sostenibile che abbiamo elencato come la biodinamica e l’agro-ecologia . In ogni caso, sulla sostenibilità performa meglio di quella convenzionale.

Anna Federici

Azienda Agricola Boccea

 

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