Il Giovedì Vegetariano della Città di Gand

Il Giovedì Vegetariano della Città di Gand

Il Movimento dei Reducetariani cominica a portare le sue influenze e pratiche positive nelle strategie politiche alimentari.

La fiamminga città di Gand si può infatti definire un gioiello ancora poco conosciuto del turismo sostenibile e green e rappresenta una delle mete più gustose delle Fiandre. È una città piena di giovani (su 240.000 abitanti si contano ben 70.000 universitari, facile e comoda da raggiungere; dolci canali da percorrere in barca; la più grande e meglio illuminata isola pedonale d’Europa; un capolavoro di recupero architettonico.

Una città che per farsi conoscere e apprezzare ha deciso di scommettere con decisione su un modello di turismo verde, ecologico e sostenibile. La città ha elaborato una strategia “reducetariana” invitando tutti i suoi cittadini a non consumare carne giovedì.

Nelle case, nelle mense, nei ristoranti si pratica il giovedì vegetariano. Perché è un’alimentazione sana, perché fa bene al nostro pianeta, perché fa bene agli animali, perché aiuta le gente della parte più povera del mondo, e perché – sarà una scoperta per molti – il più delle volte è un cibo buonissimo e gustoso.

“L’iniziativa del Donderdag Veggiedag – Giovedì Vegetariano -, ci racconta Tobias Leenaert, uno degli attivisti dell’associazione EVA – Ethical Vegetarian Alternative – è stata istituita dal municipio di Gent nel lontano 2009, ma negli ultimi mesi è stata ulteriormente rafforzata.

“Non c’è nessun obbligo e nessun tentativo di proselitismo ideologico – spiega Tobias – vogliamo solo offrire e presentare un’alternativa vegetariana concreta, e soprattutto gustosa, ai cittadini e ai turisti. Mi piace  l’idea di introdurre un giorno, come era una volta il nostro venerdì, in cui si mangiava magro – che voleva dire astenersi dal consumare carne, pesce e uova.
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Può sembrare una scelta modaiola incapace di produrre  l’impatto necessario per contribuire alla conservazione delle esigue risorse del pianeta. E invece non è così. È un metodo pratico che permette ad  ognuno di noi di diventare protagonista e fare la propria parte senza aspettare le decisioni sui massimi sistemi da parte della politica internazionale che tardano sempre ad arrivare.

È una rivoluzione dei consumi.” Se non cambi te stesso non puoi cambiare il mondo che ti circonda”.

Per poter continuare a consumare queste quantità di carne giornalmente si devono allevare bovini, suini e polli in allevamenti intensivi, stipati in stalle e capannoni, nutriti con mais e soia provenienti  in buona parte  da appezzamenti deforestati dell’America Latina. La quantità di letame che producono giornalmente sono tali che invece che essere una risorsa per i nostri terreni diventano un grave fattore inquinante.

È un sistema pericoloso anche per la salute umana a causa dell’uso esagerato di antibiotici e antiparassitari che si utilizzano per tenere in vita gli animali e trasformarli in macchine biologiche per la produzione di cibo a basso costo.

La coltivazione estensiva di cereali in monocultura richiede un uso massivo di fertilizzanti chimici, diserbanti e pesticidi che rendono il suolo sterile e contribuiscono alla moria delle api. E questa sarà la nostra eredità per le prossime generazioni se non cambiamo abitudini alimentari e non la smettiamo di ingozzarci di quantità abnormi di proteine animali di cattiva qualità e di abbuffarci di bistecche, fettine, filetti di manzo e petti di pollo riducendo a mero spreco i tagli meno nobili.

Non significa diventare per forza vegani o vegetariani.

Ci sono allevamenti che rispettano gli animali e la biodiversità. Allevamenti che contribuiscono al fiorire di un agricoltura che mantiene il territorio come per esempio le mucche che pascolano in montagna vicino alle malghe oppure gli allevamenti al pascolo di bovini, ovini e polli che con un sistema virtuoso di rotazione dei campi contribuiscono a incrementare e a mantenere la fertilità dei suoli che poi a loro volta produrranno cereali di qualità per il consumo umano.

Certo questi allevamenti non potrebbero da soli garantire il consumo massivo di carne o di latte attuale.

Per questo un giovedì vegetariano come a Gand o un venerdì di buona memoria potrebbero essere un primo passo. E poi la carne sì ma di qualità. E impariamo ad utilizzare anche i tagli meno pregiati.

Anna

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